Category Archives: Approfondimenti

Approfondimenti Bilirubina: quali sono le cause ed i sintomi negli adulti e nei bambini, i valori da trovare nelle urine, la forma congiunta e frazionata e tanto altro.

Favismo: come si evidenzia l’anomalia

Pubblicità

Favismo: le cause

Nel caso in cui alcuni enzimi presenti nei globuli rossi presentano una specifica anomalia genetica che comporta il favismo allora è severamente vietato al paziente colpito da tale malattia mangiare fave, ma anche piselli e verbena, le restrizioni poi riguardano delle specifiche classi di farmaci tra cui: analgesici, salicilati, antipiretici, antimalarici, diversi chemioterapici, chinidina, blu di metilene. Dal punto di vista eziopatologico i soggetti affetti da questa condizione patologica presentano un deficit enzimatico con interessamento di una specifica componente che prende parte alla via biogenetica dei pentoso-fosfati, la glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD); a causa quindi della carenza dell’enzima si riscontrano delle alterazioni nei globuli rossi, dal momento che la glucosio-6-fosfato deidrogenasi assume un ruolo fondamentale permettendo il corretto funzionamento di queste cellule ematiche, ma allo stesso tempo ne sostengono la stessa sopravvivenza, non bisogna poi trascurare la valida azione di difesa degli eritrociti nei confronti del processo di ossidazione. La carenza enzimatica scatena come dirette conseguenze l’emolisi acuta e l’insorgenza dell’ittero. Per altre informazioni si rimanda alla lettura dell’articolo Aumento bilirubina indiretta flora batterica.

Continue reading

Published by:

Rischio nefropatico

Rischio nefropatico: i controlli necessari

La presenza di un processo patologico a carico del rene espone il paziente ad un rischio nefropatico più o meno severo che necessita un controllo regolare e prolungato nel tempo per scongiurare conseguenze gravi per la salute dell’individuo. In genere si vengono a distinguere problematiche di origine infiammatoria, che nello specifico sono definiti casi di nefrite, quando invece l’origine del disturbo non è infiammatoria si parla di nefrosi. Diverse sedi dei reni possono essere colpiti da condizioni patologiche, tra le strutture maggiormente interessate da patologie vi sono i glomeruli che possono essere colpiti da nefropatia glomerulare; un’altra struttura che può essere coinvolta da processi patologici ci sono i tubuli oppure l’interstizio delineando il quadro clinico della nefropatia tubulare o tubulointerstiziale; talvolta i problemi possono presentarsi anche a livello dei vasi sanguigni, la condizione clinica diagnosticata viene definita nefropatia vascolare. Per maggiori informazioni si rimanda alla lettura della’articolo Difetto congenito della sintesi degli acidi biliari tipo 1.

Pubblicità

Continue reading

Published by:

Agenti chemioterapici danno epatocellulare

Agenti chemioterapici danno epatocellulare

Si può evidenziare come conseguenza diretta dell’assunzione di alcuni agenti chemioterapici un danno epatocellulare nei soggetti che si sottopongono a terapie caratterizzate dalla somministrazione di farmaci chemioterapici perché si tratta di presidi che non riescono a discernere tra le cellule tumorali e le cellule in salute, in tal caso a prevalere no saranno gli effetti terapeutici ma quelli di tipo tossico. Va precisato che la tossicità di un farmaco chemioterapico può variare a seconda della modalità di somministrazione ma anche dalle stesse condizioni del paziente. In particolare, tra gli agenti chemioterapici che possono determinare un evidente danno a livello epatocellulare nel soggetto che si sottopone a periodici cicli di chemioterapia va segnalata l’epatotossicità che a volte viene associata all’acarbazina, nella maggior parte dei casi si tratta comunque di una reazione da ascrivere ad una condizione di ipersensibilità. In genere l’epatotossicità determina diverse manifestazioni quali: infiltrato di eosinofili nei vasi epatici, insorgenza dell’ittero, casi di ascite, dolore addominale e valori alti delle transaminasi. Per maggiori informazioni si rimanda alla lettura dell’articolo Cancro del rene: tumori benigni e tumori maligni.

Continue reading

Pubblicità
Published by:

Crisantello per la corretta funzionalità del fegato

Crisantello per la corretta funzionalità del fegato

Il crisantello (Chrysanthellum americanum) è una pianta erbacea ampiamente usata in fitoterapia per le sue numerose proprietà utili principalmente per la corretta funzionalità del fegato. La somministrazione del rimedio erboristico ad uso interno è raccomandato per poter beneficiare delle sue proprietà epatoprotettrici, angioprotettrici, antiedematose, antiossidanti, mentre per uso esterno viene indicato per beneficiare dell’azione capillarotrope con lo scopo di migliorare l’attività del microcircolo. Il trattamento a base di crisantello è indicato per la cura di diversi disturbi tra cui: l’insufficienza venosa, l’insufficienza biliare, la litiasi renale o biliare, il dismetabolismo lipoproteico. Le virtù della pianta sono sintetizzate nei suoi principi attivi che comprendono le seguenti sostanze:  acido caffeico, olio essenziale, acido clorogenico, saponine, flavonoidi. Nella moderna fitoterapia questa pianta della famiglia delle composite viene impiega in diverse formulazioni, ed infatti viene usato sottoforma di estratti secchi titolati, di capsule, di tisane e di tintura madre. Per maggiori informazioni si rimanda alla lettura dell’articolo Aloe arborescens per regolarizzare i valori di bilirubina.

Continue reading

Published by:

Cancro del rene: tumori benigni e tumori maligni

Cancro del rene come si sviluppa

In genere il cancro del rene ha origine dalla proliferazione smisurata delle cellule che rivestono le formazioni tubulari che hanno il compito di filtrare il sangue per eliminare le sostanze di rifiuto liquide prodotte dall’organismo e poi espulse attraverso le urine come prodotto finale della filtrazione renale. Le formazioni neoplastiche oltre a coinvolgere le cellule dei tubuli, possono talvolta interessare  altri tessuti o la capsula di rivestimento dell’organo stesso. Anche in questo caso si vengono a distinguere tumori benigni e tumori maligni di natura cancerosa: i primi  a livello clinico assumono principalmente  la morfologia di cisti che di solito non destano preoccupazioni eccessive visto che si tratta di formazioni da poter trattare farmacologicamente oppure da asportare, anche se non si tratta di tumori che recidivano oppure che formano metastasi invadendo tessuti circostanti; invece i tumori maligni sono considerati a livello clinico più gravi dal momento che possono recidivare ed invadere tessuti ed organi circostanti, in questo caso le cellule tumorali possono attaccare altre zone del corpo. Altre notizie su Ligandina: il ruolo della proteina epatica.

Continue reading

Published by:

Leptospirosi quadro clinico

Leptospirosi eziopatogenesi

Tra le diverse condizioni che possono provocare la comparsa dell’ittero bisogna segnalare anche la leptospirosi, nota comunemente con diversi termini tra cui febbre da campo, si tratta di un’infezione  acuta a carattere sistemico e di tipo vasculitico. L’insorgenza di questa malattia infettiva è dovuta  causata da batteri spirochete, ossia dalla caratteristica forma di spirale, appartenenti al genere Leptospira  che ha nelle acque stagnanti il suo habitat naturale privilegiato. La specifica tassonomia di questa famiglia di batteri  menziona dieci tipi di leptospira che possono infettare l’uomo sviluppando la leptospirosi, ed in particolare  il contagio si viene a verificare da animali domestici e selvatici, comunemente i roditori; l’infezione da animale ad uomo viene veicolata tramite l’urina dell’animale ed eventuali ferite presenti sulla cute, negli occhi, nella bocca, nel naso o nella vagina. Quando aggrediscono l’uomo le diverse  specie di batteri scatenano delle malattie infettive che provocano una serie variegata di manifestazioni sintomatiche, anche se in genere i sintomi possono variare, i più indicativi sono costituiti da: mal di testa, dolori muscolari, febbre, ittero, insufficienza renale, eventuale emorragia dai polmoni, meningite. Maggiori notizie su Carcinoma dell’ampolla di Vater patogenesi. Continue reading

Published by:

Aloe arborescens per regolarizzare i valori di bilirubina

Aloe arborescens per regolarizzare i valori di bilirubina

La varietà dell’aloe arborescens presenta un’elevata concentrazione di principi attivi utili anche per regolarizzare i valori di bilirubina. Questa pianta è infatti ricca di principi attivi da ascrivere alla presenza di aminoacidi essenziali, acido acetilsalicilico, colina, vitamine, sali minerali (manganese, ferro, boro, cromo, magnesio, selenio, zinco). In ambito erboristico questo rimedio fitoterapico viene usato per normalizzazione i parametri biochimici e funzionali dell’organismo in caso di patologie degenerative ed anche in presenza di diversi disturbi che coinvolgono diversi organi del corpo. Per cui oltre  a normalizzazione i valori della bilirubina permette di regolarizzazione la produzione di acido urico, inoltre i principi della pianta determinano la regolarizzazione della concentrazione di minerali. Tra le altre funzioni benefiche svolte dall’aloe arborescens bisogna segnalare l’azione protettiva a livello gastroenterico, epatico e renale; i soggetti che hanno il colesterolo alto attraverso questo rimedio possono regolarizzare i valori del colesterolo totale e favorire la riduzione dei trigliceridi, determinando anche una normalizzazione dei glucosio nei pazienti diabetici. La pianta viene inoltre consigliata per favorire la stimolazione immunitaria, attivando le difese immunitarie in caso di infezioni acute, consentendo anche di ripristinare l’equilibrio linfocitario in caso di malattie infettive croniche. Per maggiori notizie si rimanda alla lettura dell’articolo Bilirubina alta cause a livello epatico.

Continue reading

Published by:

Bilirubina di-glucuronide cosa si intende

Bilirubina di-glucuronide

Si indica con il termine bilirubina di-glucuronide quella fazione solubile in acqua che viene secreta nella bile. In particolare la cellula epatica tramite trasporto attivo viene portata nei canalicoli biliari, dopo un pasto particolarmente ricco la bile attraverso lo sfintere di Oddi passa nell’intestino, diversamente la bile finisce per essere raccolta all’interno della cistifellea in attesa di essere successivamente rilasciata. All’interno dell’intestino la bilirubina di-glucuronide viene idrolizzata da una beta-glucuronidasi in acido glucuronico e bilirubina che attraverso il coinvolgimento degli enzimi batterici viene trasformata in urobilinogeno, il quale viene riassorbito in piccola quota dall’intestino per essere espulso in seguito con l’urina sotto forma di urobilina, che costituisce un prodotto di ossidazione dell’urobilinogeno; la restante quota invece prosegue il suo transito a livello intestinale e nel crasso dove si trasforma in stercobilinogeno per essere poi eliminato con le feci sotto forma di stercobilina, che conferisce il tipico colare scuro delle feci. Una parte di bilirubina viene riassorbita nell’intestino e trasportata al fegato per legarsi con l’acido glucuronico attraverso il circolo enteroepatico dei pigmenti biliari. Per altre informazioni si rimanda alla lettura di Fegato bilirubina: come viene processata. Continue reading

Published by:

Ligandina: il ruolo della proteina epatica

Ligandina come si attiva la proteina vettrice epatica

La proteina vettrice epatica ligandina è una frazione non albuminica il cui compito principale è quello di legare e di veicolare la bilirubina ed anche i corticoidi; di questa proteina epatica esistono due tipi: la ligandina Y e la lingandina Z. A livello renale la bilirubina indiretta che non è legata all’albumina non viene filtrata dai glomeruli, non si ritrova nelle urine,  invece la frazione coniugata o diretta non si coniuga con l’albumina, ma essendo idrosolubile passa il filtro glomerulare per cui non si riversa nelle urine. Nello specifico le cellule epatociti, presenti nel fegato, catturano la bilirubina indiretta dopo che si è dissociata dall’albumina, la assimilano per diffusione o trasporto attivo attraverso la membrana plasmatica, allo stesso tempo inibiscono il reflusso nel sangue attraverso il legame con la ligandina. Questa proteina epatica responsabile del trasporto della bilirubina può essere associata ad un deficit ereditario: in presenza di un difetto di tale proteina vettrice si manifesta con il quadro clinico della sindrome di Gilbert, ossia una condizione patologica congenita benigna ad andamento cronico, nello specifico l’iperbilirubinemia è relativa alla frazione indiretta che trova nella manifestazione del subittero scerale il sintomo più peculiare. Per maggiori informazioni si rimanda alla lettura dell’articolo Bilirubina indiretta alta nella sindrome di Gilbert. Continue reading

Published by:

Difetto congenito della sintesi degli acidi biliari tipo 1

Difetto congenito della sintesi degli acidi biliari tipo 1

In presenza del difetto congenito della sintesi degli acidi biliari tipo 1, noto in ambito clinico come difetto della BAS tipo 1, il soggetto evidenzia un difetto nel processo di sintesi degli acidi biliari caratterizzata da epatopatia colestatica progressiva e malassorbimento dei grassi. Si tratta di una malattia autosomica recessiva dovuta ad una mutazione nel gene che codifica per la 3-beta-idrossi-delta-5-C27 steroido ossidoreduttasi (HSD3B7, 16p12-p11.2). Il quadro clinico della malattia ad esordio precoce, che di solito è connesso con la colestasi neonatale, evidenzia una variegata serie di sintomi che si caratterizza per: insorgenza dell’itterizia, epatomegalia con o senza splenomegalia, malassorbimento dei grassi e delle vitamine grasso-solubili, steatorrea moderata. Talvolta si assiste ad un aggravamento del difetto congenito della sintesi degli acidi biliari tipo 1 a causa dell’insorgenza della forma fulminante che necessita di un trapianto epatico. In alcuni casi la malattia si presenta come una colestasi epatica ad esordio tardivo associato ad un malassorbimento delle vitamine grasso-solubili con rachitismo, oppure diatesi emorragica, distrofia neuroassonale e la cecità notturna. Per altre notizie si rimanda alla lettura dell’articolo Tumore al fegato forme e sintomi.

Continue reading

Published by: